DEMOCRAZIA = “TRAPANI NUOVA”

CCI23092014_10Sento il dovere di ringraziare la redazione e il direttore di «Trapani Nuova», Nino Montanti, per aver dato a me e a tanti altri la possibilità di svolgere sulla terza pagina, sin dal 1968, una attività culturale di provincia come alternativa a quella dell’establishment, lasciandoci lavorare nella più assoluta libertà, condizione che crea un ambiente:
 

1) di democrazia diretta, in quanto abbiamo potuto esprimere ogni aspirazione culturale negativa o positiva che sia;

2) di partecipazione aperta a ogni corrente ideologica (esclusa s’intende quella fascista);

3) di incoraggiamento nei riguardi del redattore della terza pagina che ha tentato di svolgere un’azione di decentramento culturale convogliando forze di base in contrapposizione a quelle prestabilite e centrali dell’establishment letterario;

4) di serena apertura a ogni polemica, specialmente se feroce, anarcoide e libertaria, permettendo alla terza pagina di «Trapani Nuova» di annoverarsi tra le poche che lottano contro ogni specialismo avanguardistico quale quello del Gruppo 63 (che asservendosi all’establishment accantonò ogni buon proposito) ospitando scrittori che esprimono una poetica impegnata;

5) di una attività letteraria che può definirsi la più avanzata di tutto l’ underground italiano perché sostenuta da recital in piazza, da distribuzione di ciclostilati, manifesti e volantini, da cooperative, da riviste come Impegno 70 e Antigruppo Palermo, da movimenti sindacali, da organizzazioni e manifestazioni culturali varie. Sulla terza pagina di «Trapani Nuova» i miti vengono infranti vio- lentemente perché si dà spazio ai giovani, agli ultimi, agli sprovveduti, ai falliti, permettendo al provincialismo libertario completo sfogo, ponendo l’individuo contro gruppi chiusi, dando un dignitoso riconoscimento all’ uomo semplice e puro. L’uomo che si erge contro il capogruppo, i diri- genti, nel senso più costruttibile immaginabile. Che un giornale quale «Trapani Nuova», sorto all’insegna della democrazia rappresentativa, abbia sostenuto nel campo culturale la democrazia diretta (che è soprattutto la filosofia dell’antigruppo), mette in luce l’alto senso democratico del suo fondatore e direttore. È significativo che un movimento culturale non venga sfruttato a livello di partito; l’antigruppo infatti, con tutto il suo pluralismo ideologico, rimane sempre una corrente letteraria di comunicazione di massa poiché i suoi aderenti: scrittori, poeti e pittori, mai hanno dimenticato che bisogna comunicare coi giovani, gli operai, i contadini, l’uomo della strada. Chissà se un giorno da questo tipo di movimento culturale non possa scaturire una nuova filosofia politica che incorpori i lati positivi di Mazzini, di Marx, di Kropotkine, di me, Nat Scammocca, di te che leggi, di Martin Luther King, di Mao, di Che Guevara, di tutti gli uomini del mondo che hanno lottato e lottano per la felicità di ogni uomo schiacciato affinché, come individuo libero e cosciente, possa, artisticamente impegnato,, esprimere il suo io nel noi.

Nat Scammacca

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